EQUISETO – CODA CAVALLINA

disponibilità (fresco, turioni, aprile)  (secco, foglie, tutto l’anno)
Generalità
(Equisetum Arvense)  Conosciuto come erba rugna, rasparela, codabussina e, sopratutto, coda cavallina. Si tratta di piante perenni che, alle latitudini più miti, appassiscono d’inverno; ai tropici sono invece sempreverdi, come pure alcune specie della zona temperata.  La coda cavallina può raggiungere un’altezza fino a 100  centimetri e cresce, in presenza di umidità, prevalentemente nei terrapieni, nelle scarpate, nei prati, ai margini del bosco, nei prati paludosi.
Curiosità
L’equiseto è pianta antichissima, comparve nel Carbonifero (Devoniano 395 – 345 milioni di anni fa).  Senza dubbio servì da nutrimento ai dinosauri; popolò intere foreste con fusti alti fino a 30 metri, la cui successiva fossilizzazione portò alla formazione dei carboni fossili, Il termine latino “Equisetum” deriva da “equus”, cavallo, e “seta” (o “saeta”), crine, pelo della coda del cavallo; sui testi di erboristeria viene infatti comunemente denominata “Coda cavallina”. L’equiseto o “Coda cavallina” appartiene alla antichissima famiglia delle equisitaceae, di cui è l’unico genere vivente; comprende circa una trentina di specie sparse in tutto il mondo, in particolare nelle regioni temperate e fredde. L’uso di questa pianta nella medicina è antichissimo: Galeno, Plinio, Dioscoride parlano dell’equiseto attribuendogli virtù curative sui reni, la vescica, gli sputi sanguigni, la dissenteria e come cicatrizzante per ferite e piaghe. Il medioevo ci ha lasciato molti scritti di Alberto Magno in cui l’equiseto viene menzionato per l’azione emostatica del “succo fresco” ottenuto mediante incisione sul fusto.
Proprietà terapeutiche
Nella moderna fitoterapia viene usata contro la demineralizzazione e le sue diverse manifestazioni: alterazioni della crescita dei bambini, fragilità ossea dell’anziano, cachessia, affaticabilità; turbe nervose dell’adulto, astenie, stati depressivi, crampi, contratture e artriti deformanti; unghie fragili, caduta dei capelli; invecchiamento cutaneo, lesioni traumatiche ossee ( consolidamento delle fratture), tendiniti. Un tempo i germogli abbastanza sviluppati  che crescono in primavera servivano ai ragazzi per dissetarsi dopo le lunghe corse attraverso i campi: infatti nella parte cava del fusto, fra un internodo e l’altro, sono pieni di acqua ad alto contenuto di minerali che nella medicina popolare antica veniva somministrata ai ragazzi come ricostituente generale e remineralizzante.
Uso in cucina
Da tempo considerato fra i succedanei dell’asparago, l’equiseto ha una lunga tradizione culinaria. La sua precoce comparsa all’avvio della primavera, quando poche altre piante hanno iniziato a vegetare, lo rendevano in tempi passati, caratterizzati da una forte penuria alimentare, un cibo prezioso. La sua preparazione classica prevedeva una lessatura preliminare cui seguivano infarinatura e cottura in olio. In particolare  fusti fertili di equiseto vanno raccolti quando sono più succosi, togliendo la spiga terminale e le gauine intercaulinari. Si puliscano con attenzione lasciandoli a bagno in acqua e limone per qualche ora. Poi vengono cotti e consumati come gli asparagi, pur possedendo un sapore decisamente diverso.  Per riconoscere i fusti fertili da quelli sterili tenete presente che   i fusti fertili sono  bianchicci o bruni a volte di colore giallastro e quindi privi di clorofilla, atti alla riproduzione  mentre i   fusti sterili, sono ruvidi di colore verde e quindi fotosintetici.

N.B. Le proprietà terapeutiche sono inserite a scopo puramente indicativo, per ogni uso specifico consultare obbligatoriamente un dottore.

equiseto EQUISETUM ARVENSE 1

Turioni di equiseto, in questa fase sono adatti ad essere usati in cucina.